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La La Land

  • Uscita:
  • Durata: 127min.
  • Regia: Damien Chazelle
  • Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, J.K. Simmons, John Legend, Finn Wittrock, Rosemarie DeWitt, Jason Fuchs, Sonoya Mizuno, Meagen Fay, Hemky Madera, Dempsey Pappion, Josh Pence, Callie Hernandez, Jessica Rothe, Zoë Hall, Jordan Ray Fox, Anna Chazelle, Claudine Claudio, Olivia Hamilton
  • Prodotto nel: 2016 da IMPOSTOR PICTURES, GILBERT FILMS, MARC PLATT PRODUCTIONS
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION (2017)
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Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

L'intensa e burrascosa storia d'amore tra un'attrice e un musicista che si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un'aspirante attrice che, tra un provino e l'altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. La minaccia più grande sarà rappresentata proprio dai sogni che condividono e dalle loro ambizioni professionali.

Dalla critica

  • La Repubblica

    Basta la prima sequenza (...) a far sì che il fan più esigente del musical si ritrovi subito a casa propria. E si emozioni. Perché negli ultimi vent'anni anche i film musicali di enorme successo ('Moulin Rouge!', 'Mamma mia!') gli raccontavano, in fondo, che il suo genere favorito non c'era più. Con 'La La Land', invece, un cineasta appena trentenne e alla terza regia, Damien Chazelle, lo fa risorgere in tutto il suo splendore; e senza cadere nella trappola dell'omaggio nostalgico o del calco semantico, ma riproducendo le atmosfere, i colori, lo stile musicale e coreografico dei grandi classici. Come ogni musical che si rispetti, anche quello di Chazelle racconta una storia d'amore incastonata in una 'success story': anzi in due. (...) Certo, sono passati molti anni dai capolavori di Stanley Donen e Vincente Minnelli. Quindi non solo la storia è ambientata ai nostri giorni (una scena d'amore, ai tempi, non poteva essere interrotta da un telefonino ), ma anche la retorica del sogno da realizzare s'incrina, il successo ha un prezzo e, se mai arriva, si paga con la rinuncia ai desideri più veri. Quel che resta, però, è l'incanto di un mondo sospeso tra il reale e l'onirico, dove l'azione può essere interrotta da un momento all'altro, con la massima naturalezza, da un 'numero' di danza e di canto. Chi ricorda l'età d'oro di Hollywood riconoscerà anche le figure narrative proprie del musical classico: come le 'sequenze a episodi' che, a intervalli, riassumono le fasi della vita dei due protagonisti. E sono perfettamente in tono con la grande tradizione del genere lo score di Justin Hurwitz, le coreografie di Mandy Moore, la fotografia dalle lunghe inquadrature calcolatissime di Linus Sandgren, il montaggio di Tom Cross. (...) il film di Chazelle (...) sarà citato soprattutto (come divismo impone) per le interpretazioni di Emma Stone e Ryan Gosling. Che vanno benissimo, ma proprio perché Chazelle non ha cercato di trasformarli in ciò che non sono - un nuovo Gene Kelly o una rediviva Cyd Charisse - lasciando 'respirare' i loro personaggi, che appaiono credibili e sanno conquistarsi l'empatia dello spettatore. Peccato che lo stesso non si possa dire di John Legend; la cui presenza (...) risulta deludente e poco intonata col resto. C'è da rilevare anche un rallentamento di ritmo all'inizio della seconda parte; altro difetto veniale che impedisce di etichettare tout-court il film come un capolavoro del suo genere. Definizione alla quale, tuttavia, 'La La Land' si avvicina parecchio.

  • La Stampa

    Svolta sull'arco di quattro stagioni più un epilogo cinque anni dopo, 'La La Land' è una commedia romantica dolce amara (viene in mente un Woody Allen senza le gag) che si immerge leggiadra nelle acque del musical, avvolgendosi su sei motivi che rappresentano passaggi chiave della vicenda: per cui questo terzo film di Damien Chazelle (...) si può anche raccontare attraverso le canzoni composte da Justin Hurwitz - compagno d'università e collaboratore fisso del regista - e scritte dai parolieri Benj Pasek e Justin Paul. Un quartetto di magnifici trentenni che, lavorando sulla stessa lunghezza d'onda, hanno intessuto una partitura di immagini e suoni con sensibilità drammaturgica, giocando in bilico fra stilizzazione e realismo e permettendo ai deliziosi Emma Stone e Ryan Gosling - che, pur preparatisi per mesi, non sono né ballerini né cantanti - di interpretare i numeri musicali in funzione degli stati d'animo dei personaggi, da veri attori quali sono. (...) Qua e là trapela qualche immaturità di regia, ma la struggente nostalgia di passato che accomuna personaggi e autore si traduce in energia creativa con uno slancio emozionale che contagia e conquista.

  • Il Mattino

    Sarà un limite? «La La Land» sta bruciando tutte le tappe della gloria cinematografica, ma forse conquisterà davvero solo gli spettatori innamorati. A tutti gli altri in condizioni meno propizie, però, il nuovo exploit del trentunenne americano Chazelle, già autore dell'eccellente «Whiplash», procurerà benefici effetti per il brio, la fantasia e la grazia con cui trasforma l'omaggio all'epoca d'oro del musical e alle sue varianti postmoderne in un poemetto sull'inesorabile trascorrere del tempo e l'impossitità di condividere sino in fondo i sogni persino con chi ti ha fervidamente aiutato a realizzarli. (...) la regia dispone (...) di solidi puntelli, primo fra tutti quello dell'inevitabile protesta contro la sporca società che ha perduto - allora come sempre - la misura del gusto e dei valori artistici. La sagacia del film risiede, tra l'altro, nel permettere una duplice possibilità di ricezione: quella, appunto, prepotente e immediata garantita dal classico leitmotiv del «boy meets girl» e quella indotta dalla strisciante sensazione che sia inesorabilmente destinato a disgregarsi non tanto o non solo il nerbo di qualsiasi coppia, beni quello della macchina cinema così come l'abbiamo conosciuta sino a oggi. E' solo in questa chiave, infatti, che può funzionare il difficile equilibrio tra l'apparente invito ad abbandonarsi a un'ordinaria nostalgia del passato e le invisibili didascalie intente a segnalare come il fascino e l'emozione del film si basino in realtà sull'inutilità di rimpiangerlo. Al di là dell'estrema gradevolezza degli snodi tra ballo, canto e dialogo sospesi sui virtuosismi della fotografia, la colonna sonora e il montaggio, è ancora quest'equilibrio che sorregge le figure non propriamente fulgide della Stone (attrice brava ma oltremodo sopravvalutata) e del finto Bogart Gosling, le droga, per così dire, al momento delle grandiose aperture favolistiche e le rende funzionali alle loro proporzioni drammaturgiche così minimalistiche, per esempio, rispetto a quelle della Kidman e McGregor nel vertiginoso sincretismo pop di «Moulin Rouge».

  • Il Giornale

    (...) l'opera del trentaduenne Damien Chazelle, uno che si era fatto apprezzare anche dal grande pubblico per un gioiello come 'Whiplash', bada più alle sue sublimi sequenze visive per incollare lo spettatore alla poltrona, piuttosto che alla storia in sé. Merito, appunto, della Stone che giganteggia per le quasi due ore (forse, eccessive) della pellicola, costringendo il partner Gosling, pur bravo, a vivere di luce riflessa. Quando c'è lei, la scena si illumina; senza, diventa un film normale. Tantissimi pregi e qualche difetto. Nella seconda parte, il musical si accartoccia, prima di riabilitarsi grazie all'ingegnoso finale alla «Sliding Doors». Certo, i due, tra loro, ballano il minimo sindacale e senza incantare. Poco male. La Hollywood che non c'è più è tornata a risplendere, anche se solo per 120 minuti.

  • Libero

    Piacerà perché è una gioia per gli occhi, per le orecchie. Non resuscita il musical (che come genere è morto e sepolto), ma è egualmente un gioiellino, anche se le quattordici candidature all'Oscar ci sembrano eccessive (Emma Stone è deliziosa, ma la statuetta non dovrebbe essere un premio alla carineria).

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