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Logan - The Wolverine

  • Uscita:
  • Durata: 135min.
  • Regia: James Mangold
  • Cast: Hugh Jackman, Elizabeth Rodriguez, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Doris Morgado, Dafne Keen, Eriq La Salle, Elise Neal, Reynaldo Gallegos, David Kallaway, Quincy Fouse, Lennie Loftin, Sienna Novikov, Alison Fernandez, Salef Celiz, Hannah Westerfield, Bryant Tardy, Ashlyn Casalegno, Krzysztof Soszynski, Stephen Dunlevy
  • Prodotto nel: 2017 da HUTCH PARKER ENTERTAINMENT, THE DONNERS' COMPANY, GENRE FILMS
  • Distribuito da: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Tratto da: fumetto "Vecchio Logan" di Mark Millar e Steve McNiven
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Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

2029. I mutanti sono spariti, o quasi. Un Logan isolato e scoraggiato sta affogando le sue giornate in un nascondiglio in un remoto angolo del confine con il Messico, racimolando qualche dollaro come autista a pagamento. I suoi compagni d'esilio sono l'emarginato Calibano e un Professor X ormai malato, la cui mente prodigiosa è afflitta da crisi epilettiche sempre peggiori. Ma i tentativi di Logan di nascondersi dal mondo e dalla sua eredità finiscono bruscamente quando una misteriosa donna arriva con una pressante richiesta: Logan deve scortare una straordinaria ragazzina e portarla al sicuro. Presto Logan dovrà sfoderare gli artigli per affrontare forze oscure e nemici emersi dal suo passato in una missione di vita o di morte che porterà il vecchio guerriero su un sentiero dove compirà il suo destino.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Fin dai titoli di testa si capisce che Logan non è un cine-comic come gli altri: il terzo e probabilmente ultimo film dedicato al personaggio di Wolverine e quindi spinoff degli X-Men, diretto sempre da James Mangold (autore anche del brutto film precedente, Wolverine – L’immortale ), parte con immagine di sole arido, atmosfere desertiche, grafica dei titoli che ricorda il cinema assolato degli anni ’70. E Logan , nella costruzione che ha dato Hugh Jackman, sembra la versione science-fiction di Un uomo senza scampo di Frankenheimer. Il film è ambientato nel 2029: Logan è più un uomo di mezz’età che un supereroe, acciaccato e disilluso, lavora per mantenersi e per badare a Xavier, che è ormai, per lui, un padre molto malato. Ma l’apparizione di una bambina misteriosa, clonata dal suo DNA, lo porterà di nuovo in pericolo e in fuga per fuggire da coloro che vogliono eliminare i mutanti e catturare la ragazzina. Scritto da Michael Green, Scott Frank e David James Kelly assieme al regista, Logan è più un dramma d’azione a tinte western che un fantasy supereroico, in cui si assiste senza mezzi termine al crepuscolo di un’idea di cinema blockbuster per reinventarne una che coinvolga anche un pubblico più maturo. Per esempio, al livello più superficiale di analisi, il film ha una violenza e una durezza visiva che ha rari precedenti nei film canonici Marvel o DC, i personaggi muoiono, sanguinano copiosamente, si squartano in modo esplicito sfiorando lo splatter dando senso e corpo visivo alla cupezza delle atmosfere, dei personaggi, senza le edulcorazioni a misura di minore (tanto più che la piccola Laura, una fantastica Dafne Keen, è più ferina e animalesca di Logan). Ma la confezione stessa è pensata per un pubblico che non cerca i parossismi da baraccone, la cui attenzione non ha bisogno di spettacolo ogni 10’: il ritmo è più ponderato, i personaggi si confessano, si aprono, si prendono il tempo necessario per emergere e sbozzare le curiose relazioni familiari, cosicché l’azione possa emergere meglio (come nella bella fuga automobilistica). E le stesse citazioni, da Il cavaliere della valle solitaria a Johnny Cash sui titoli di coda (che del film succitato di Frankenheimer era la colonna sonora), danno spessore e complessità tematica a un film che non ha paura di uccidere personaggi importanti in modo improvviso, secco, senza patetismi. È un film sorprendente Logan, che sa costruire delle precise regole di genere e allo stesso spostarle, guardare un po’ più in là: e il merito oltre che di Jackman – che di questo personaggio è ormai un artefice, non solo l’interprete – è di Mangold, capace di dare a questo film mainstream il passo dolente, ironicamente disperato ma anche vitale e rinvigorente dei suoi film, come mostra un finale che sembra una rilettura sanguinolenta dei Ragazzi perduti di Peter Pan in cui la saga si spegne per riaccendersi e ricominciare da zero. O meglio, da X.

  • ´Il Messaggero´

    (...) è davvero difficile mandar giù un film ipocrita, violentissimo e non particolarmente inventivo come ´Logan´(...). (...) Poco importa la trama (...): la piccola Wolverine serve solo a centuplicare azione e efferatezze, in un susseguirsi di volti, arti e crani devastati, o di teste mozzate tirate dalla piccola Laura ai piedi del nemico (...). Non manca una parentesi ´pedagogica´ (toccherà a Logan insegnare un minimo di civiltà a quella piccola selvaggia abituata a usare i suoi poteri in ogni occasione). (...) In tanta fragorosa mediocrità, spiccano dettagli destinati a entusiasmare i fans. Come l'autostrada percorsa da enormi Tir a guida autonoma, l'immagine più sorprendente del film. O la trovata, ingegnosa, di quei vecchi albi a fumetti della serie 'X-Men' che sembrano contenere informazioni preziose per Wolverine e Laura, oggi, nel 2029... (già Don Chisciotte, nella seconda parte del romanzo di Cervantes, legge un libro che racconta le sue gesta).

  • ´L'Unità´

    E' il decimo film (contando anche un paio di apparizioni) nel quale Hugh Jackman interpreta il mutante Wolverine, quello con gli artigli che sbucano dalle nocche delle mani (...). Ma affidare la regia e la scrittura del soggetto a un regista come Mangold, e scegliere una canzone di Johnny Cash per i titoli di coda ('The Man Comes Around', ovvero l'Apocalisse di San Giovanni in forma di ballata), significa da parte della Marvel una sola cosa: spedire il film in una direzione 'autoriale', dare all'estremo saluto di Logan/Wolverine un tono dolente e malinconico. Mangold è un regista all'antica (...) Si era già cimentato con l'universo Marvel nel precedente 'Wolverine - L'immortale', ma stavolta la ditta gli ha dato carta bianca per realizzare un film stranissimo, che sotto la facciata degli effetti speciali nasconde un'anima nera e bizzarra. Due aspetti fanno di 'Logan' un film interessante anche per chi non frequenta l'universo degli 'X-Men' e non legge i fumetti Marvel. Uno è squisitamente cinematografico: è un cripto-western, con i buoni inseguiti dai cattivi, i piccoli proprietari terrieri vessati dai capitalisti biechi (...) il secondo aspetto, strettamente politico: la bimba parte dal Messico, entra clandestinamente negli Usa (...).È un film che 'buca' le frontiere e abbatte i muri, rilanciando nel contempo l'etica western dell'eroe solitario e del viaggio verso la libertà. (...) non portateci i bambini: la violenza è efferata e la rappresentazione dell'infanzia mutante è molto torbida. Ma andateci voi, con occhi e neuroni bene aperti: i generi del cinema hollywoodiano, anche i Marvel-movies, nascondono ancora sorprese.

  • ´Avvenire´

    L'ultima avventura del più famoso degli 'X-Men', Wolverine, interpretato da Hugh Jackman, che a questo ruolo deve la sua carriera, acquista toni più dark e conclude una saga iniziata nel 2000. (...) Concepito più come un western (sulla scia de 'Gli spietati' e 'Quel treno per Yuma') che come un tipico film Marvel, 'Logan' mette in campo molti spunti di riflessione interessanti, come la necessaria morte di eroi e supereroi (anche 'Batman vs Superman' si chiudeva con una tomba), la paternità con le responsabilità che questa comporta (forse il vero eroismo oggi sta nell'essere genitori), ma soprattutto il pregiudizio contro i diversi, la violenza della loro persecuzione e i confini (in questo caso sono quelli tra Usa e Canada vorrà dire qualcosa nell'era Trump?) oltre i quali c'è la salvezza. (...) Mai così cupo e sfiduciato, Logan combatte soprattutto contro i propri demoni, incarnati da una sorta di clone più giovane, forte e terribilmente aggressivo, come Terminator, e accetta il compimento del proprio destino proprio quando ha appena scoperto la dolcezza dell'amore. Vietato ai minori negli Usa, il film colpisce in effetti per le ripetute scene di violenza di cui sono protagonisti più che vittime proprio i bambini.

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