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Resident Evil: The Final Chapter

  • Uscita:
  • Durata: 106min.
  • Regia: Paul W.S. Anderson
  • Cast: Milla Jovovich, Ruby Rose, Ali Larter, Shawn Roberts, Ali Larter, Iain Glen, William Levy, Ruby Rose, Eoin Macken, Rola, Shawn Roberts, Lee Joon-ik, Rola, Fraser James, Lee Joon-ik, William Levy, Fraser James, Ever Anderson, Mark Simpson, Aubrey Shelton, Caroline Midgley, Dylan Skews
  • Prodotto nel: 2016 da PAUL W.S. ANDERSON, JEREMY BOLT, SAMUEL HADIDA, ROBERT KULZER PER CONSTANTIN FILM, DAVIS-FILMS, IMPACT PICTURES, CAPCOM ENTERTAINMENT, SCREEN GEMS
  • Distribuito da: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2017)
  • Tratto da: ispirato all'omonimo videogame della Capcom

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

L'umanità è allo stremo a Washington DC e Alice, unica superstite umana all'attacco dell'orda dei non morti, deve tornare a Raccoon City, dove la Umbrella Corporation sta raccogliendo le proprie forze per l'attacco finale contro i sopravvissuti dell'apocalisse. In una corsa contro il tempo e riacquisite le sue abilità sovrumane, Alice unirà le sue forze con i vecchi amici - e un impensabile alleato - per combattere la battaglia contro l'esercito composto da zombi e mutanti e salvare l'umanità sull'orlo dell'oblio.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Tra i contributi al sapere che in futuro dovremo riconoscere alle facoltà di scienze della comunicazione nate in Italia nei primi anni ’90, c’è sicuramente il cambio di paradigma per quanto riguarda lo studio e l’analisi dei media, del cinema in particolare. In un paese di letterati come il nostro, dove il circolo ermeneutico dei critici proviene il più delle volte da studi umanistici, filosofici, di belle arti e bell’altro, i comunicatori rappresentano ancora una deroga, vissuta il più delle volte con un senso di colpa, di insuperabile inadeguatezza. Eppure sono proprio loro, i comunicatori, a rivelarci oggi perché mai un prodotto come Resident Evil , che ogni esteta sano di mente giudicherebbe scadente, può fare presa sull’industria culturale al punto da passare da diversi supporti (dal videogame al cinema) senza perdersi per strada una nutrita fetta di aficionados . Perché quel che agli occhi di un pensatore mediamente dotato è un sottoprodotto, diventa nell’ermeneutica di un comunicatore un testo ricchissimo e fecondo. Il cinema, ci insegnano i comunicatori, è un’arte intermediale: per capirlo è indispensabile leggere fumetti, romanzi, giocare videogiochi, appassionarsi di arti visive in generale, guardare la tv. Il fascino di un film non è (non soltanto) direttamente proporzionale alle sue qualità estetiche, alla profondità e robustezza della sua sceneggiatura, al livello delle sue prestazioni attoriali. No, piuttosto si nasconde nei meccanismi collettivi e individuale della memoria, dell’inconscio, della psiche che riesce ad attivare. Ecco perchè Resident Evil 1, 2, 3, 4 ecc…ecc… è prima di tutto un testo efficace. Non divertente (lo sarà, per alcuni, senz’altro), non bello, non sorprendente, no. Efficace. Proprio per la sua natura di moderno potpourri semiotico, che mischia tutto senza pensarci troppo: cloni e zombie, realtà virtuali e virus. Una specie di pasto cucinato con tutto quello che c’è in frigo, un film a spizzichi e bocconi di immaginario. I furti si sprecano (c’è Blade Runner , c’è Matrix , c’è Io sono leggenda , c’è Tomb Rider e Dio-solo-sa-che-altro), neanche troppo mascherati. Proprio questa sommatoria sfacciata, questa estetica da “videogaioli”, questa morale felicemente ruzzolata su decenni di massmediologia, è il cuore di Resident Evil e la chiave per entrare nel suo universo. Di cui The Final Chapter – con tutto il suo armamentario arrugginito, le sue eroine ammaccate, le sue agnizioni da soap opera – non è che l’ennesimo appuntamento definitivo e forse nemmeno l’ultimo.

  • Il Fatto Quotidiano

    L'importante è finire, anche un saga munifica (oltre un miliardo di dollari al botteghino mondiale) come quella di 'Resident Evil': The Final Chapter' è il sesto e ultimo capitolo, il videogioco survival-horror della nipponica Capcom non avrà ulteriori adattamenti cinematografici. Possiamo farcene una ragione. Tornano, e come non potrebbero, gli affezionatissimi Paul W.S. Anderson, regista, e Milla Jovovich, attrice protagonista, che nei panni succinti e distopici dell'eroina Alice è sempre un gran bel vedere: purtroppo, non c'è nient'altro. (...) sceneggiatura insulsa, raccordi casuali, consecutio temporum sconosciuta, e poche riuscite sequenze - l'attacco all'alveare - che affiorano in un mare di noia CGI e 3D. Più che finale, il capitolo terminale.

  • Il Messaggero

    Ci vuole costanza. Sia nel privato che ne lavoro. Ecco allora che una saga horror tratta da videogame, poco stimata fin dal primo capitolo del 2002, metta a segno al suo sesto episodio il colpo migliore anche grazie a un marito regista in grado di enfatizzare, come mai prima, la bellezza della moglie attrice. (...) Il regista Anderson, al timone di quattro capitoli sui sei della saga, è ormai così organico al progetto da dare un preciso senso editoriale al franchise. Sua moglie Milla Jovovich (...) è sempre più brava ed efficace nelle scene d'azione. Saporito come cattivo lo scozzese lain Glen (...). Capitolo finale? Non giurateci.

  • Libero

    Spiacerà a chi dal ciclo di 'Resident' non si aspetta più nulla, ma solo la fotocopia dei capitoli precedenti (anche cogli FX siamo amasti a quelli del 2002).

  • Il Giornale

    Fotografia cupa, 3D frenetico che rende incomprensibili le scene di azione, finale che rasenta il ridicolo (...). Eppure, i fan della saga videoludica apprezzeranno questo capitolo finale (?), grazie alla performance della Jovovich, colonna portante di tutto il film, miracolosa nello sfidare le leggi della fisica con i suoi balzi, mantenendo intatta la messa in piega.

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