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Smetto quando voglio - Masterclass

  • Uscita:
  • Durata: 118min.
  • Regia: Sydney Sibilia
  • Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Valeria Solarino, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Neri Marcorè, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano
  • Prodotto nel: 2016 da DOMENICO PROCACCI, MATTEO ROVERE PER FANDANGO, GROENLANDIA, CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION
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TRAMA

La banda dei ricercatori è tornata. E questa volta si troveranno loro malgrado dall'altra parte della barricata, con nuovi componenti e rocambolesche situazioni, ancora una volta e come al solito...Stupefacenti!

Dalla critica

  • Cinematografo

    Due anni fa l’esordio di Sydney Sibilia era stato accolto con toni entusiastici dalla critica (più pacati quelli del pubblico e 4 milioni di score finale al botteghino), bagnato da una pioggia di nomination (12 ai David) e salutato da paragoni lusinghieri e pericolosi ( I soliti ignoti ). Normale dunque che intorno al sequel – anzi, ai sequel: Sibilia ha girato i capitoli 2 e 3 contemporaneamente ( Smetto quando voglio – Ad honorem sarà l’ultimo atto) – ci fosse molta attesa. Ebbene, Smetto quando voglio – Masterclass vive per lo più di rendita, parco di novità e di coraggio, ma conferma l’innato senso della comicità del suo autore. Stavolta la banda dei professori – il neurobiologo (Edoardo Leo), il chimico (Stefano Fresi), gli esperti di semiotica ed epigrafia latina (Lorenzo Lavia e Valerio Aprea), l’archeologo (Paolo Calabresi), l’economista (Libero De Rienzo) e l’antropologo (Pietro Sermonti), più un avvocato specializzato in diritto canonico (Rosario Lisma) – dovrà lavorare in incognito per la Legge al fine di smantellare il redditizio traffico di smart drugs della Capitale, al cui vertice scopriremo esserci un altro “luminare” (Luigi Lo Cascio). La polizia, nella persona dell’ambiziosa ispettrice Paola Coletti (Greta Scarano), promette loro di rilasciarli a lavoro concluso, con la fedina penale pulita. Per realizzare l’impresa si affideranno alle prestazioni di due cervelli in fuga: un anatomista di stanza a Bangkok (Marco Bonini), che si guadagna da vivere con i combattimenti clandestini, e un laureato in ingegneria meccatronica (Giampaolo Morelli) che, non trovando nulla in Italia, si è trasferito a Lagos, Nigeria, per smerciare armi low cost ai signori della guerra. Proprio le new entries sono il punto debole dell’operazione: aggiungono poco alla sgangherata task force di cervelloni togliendo semmai spazio ai suoi battitori liberi (ci riferiamo in particolare al personaggio di Stefano Fresi, più ai margini rispetto al precedente). Altri, come Greta Scarano, faticano ad entrare negli ingranaggi narrativi della saga. Che, come detto, ritrova la brillantezza di Sibilia sia alla scrittura (sceneggiatura firmata con Francesca Manieri e Luigi Di Capua) che dietro la macchina da presa, da dove il giovane regista salernitano trasforma alcune tipiche situazioni dell’action – l’inseguimento, l’assalto al treno – in gag comiche irresistibili. Per il resto normale routine: se la fotografia acida, fluorescente, di Vladan Radovic è ormai il marchio di fabbrica visivo dell’operazione, i sottotesti sociali (arricchiti da cervelli in fuga e da uno Stato di cui non ci si può fidare…) confermano di essere più una trovata intelligente che il tentativo di riflettere seriamente sullo stato della  ricerca e della cultura in Italia. Non che sia un male: Sibilia sa che l’inadeguatezza conflittuale tra il personaggio e l’ambiente in cui è costretto a operare è congenita alla commedia, anche alla grande, e su questa dominante continua a lavorare con risultati più che soddisfacenti. Divertendosi a infarcire le stupefacenti avventure dei suoi prof criminali con omaggi e citazioni dal cinema americano dell’infanzia ( Ghostbusters , Ritorno al futuro , I Goonies) . E regalando allo spettatore quasi due ore di autentica spensieratezza. Che vale sempre il prezzo del biglietto.

  • Corriere della Sera

    Colpito dalla stessa sindrome dei suoi eroi anche Sydney Sibilia non è stato capace di smettere quando voleva e invece di «accontentarsi» di un sequel del suo fortunato esordio ne ha voluti girare due (...). Il che avrà indubbiamente avuto i suoi vantaggi dal punto di vista produttivo ma non da quello creativo perché ha finito per trasformare 'Masterclass' in una specie di lunghissimo trailer dell'episodio successivo, come si dice apertamente negli ultimi minuti del film. Nel senso che l'aver lavorato insieme i due film deve aver spinto gli sceneggiatori (cambiati radicalmente rispetto al capostipite: perché?) a un inevitabile lavoro di «risparmio» e di «collegamento», il cui risultato però è andato tutto a svantaggio dell'invenzione e dello spettacolo. Convinto di avere materiale per una «saga» (ipse dixit), Sibilia probabilmente pensava di potersi comportare come la Marvel fa con i suoi super-eroi, usando i poteri dell'uno o dell'altro per caratterizzare i vari appuntamenti cinematografici. Senza pensare che quei film potevano contare su una memoria condivisa grazie al loro passato a fumetti (con cui l'annunciata iniziativa editoriale italiana non può certo competere), ma soprattutto senza volersi rendere conto che la vera invenzione di 'Smetto quando voglio' - l'originale - non era nelle supercompetenze dei suoi eroi ma nel fatto che quelle abilità fossero sottovalutate e umiliate dalla società: ci si divertiva di più nella prima parte del film, quando scoprivamo che un chimico era finito a fare il lavapiatti o un latinista faceva il benzinaio e tutti insieme cercavano un riscatto 'extra leges', piuttosto che nella seconda, quando diventavano il solito gruppo di coatti alle prese con troppi soldi facili. Così, in 'Masterclass', ritroviamo all'inizio la sottovalutazione intellettuale dei geni italici, anche se per cavalcare la «fuga di cervelli» li vanno a cercare all'estero (esagerando talmente tanto nella caratterizzazione che in corso d'opera finiranno per essere quasi messe da parte), per poi indirizzare il film in un lungo gioco degli equivoci che la sceneggiatura (...) non riesce mai a vivificare davvero. (...) una ripetitività e una meccanicità narrativa ai limiti della monotonia. I pochi elementi di divertimento dovrebbero nascere dall'impossibilità per Pietro di dire la verità alla fidanzata in dolce attesa (Valeria Solarino), ma anche qui gli spunti sono sfruttati in maniera rozza e superficiale. Perché? Probabilmente per usare la seconda parte del film soprattutto come prequel della terza puntata (...). Peccato che per stiracchiare l'idea alla lunghezza di un doppio film ogni possibile credibilità in 'Smetto quando voglio -Masterclass' sia finita a gambe all'aria. Resta una domanda: riusciranno i nostri eroi a ritrovare nel prossimo film il divertimento misteriosamente (ma nemmeno troppo) scomparso in questa puntata? Evidentemente ce lo auguriamo così come speriamo che qualcuno cerchi di riflettere sui rischi di confondere le farse all'italiana con le saghe hollywoodiane.

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